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La passione per la geologia
ha condotto Augusto Gansser ad esplorare, visitare e soggiornare
in paesi lontani, dall'Asia all'America Latina, in un'epoca in cui
agli occidentali non era permesso varcare certe frontiere ed il
turismo odierno non era ancora in voga.
Appena terminati gli studi di geologia al
Politecnico di Zurigo, il giovane Gansser parte per una spedizione
in Groenlandia. Al suo ritorno viene contattato dal Prof. A. Heim,
che risiedeva a Canton (Cina). Desidera organizzare una spedizione
nell'Himalaya Centrale, per poterne studiare la formazione geologica.
Augusto Gansser accetta volentieri la proposta, ed inizia con entusiasmo
a prepararsi alla spedizione.
S'informa
sulla regione da esplorare: il Tibet . Incontra anche il famoso
orientalista Giuseppe Tucci che era di recente ritornato dal "Tetto
del mondo". Finalmente nel '36 il piccolo gruppo, accompagnato
dall'esperto alpinista svizzero W. Weckert, parte per l`lndia. Le
incognite sono grandi. Il Tibet è sotto protezione britannica,
le frontiere sono chiuse per chi viene da fuori, sebbene i suoi
abitanti siano liberi di circolare. Non si desiderano intrusi.
I componenti della spedizione svizzera sperano però di poter
ottenere ugualmente un permesso speciale a fini scientifici dal
Foreign Office britannico a Dehli, ma gli inglesi sono categorici
e non acconsentono l'entrata in Tibet. A Gansser e agli altri non
resta che approfittare della permanenza in India e recarsi sino
alla frontiera a nord, nella regione transhimalayana. Qui, tra l'India
ed il Tibet, scoprono dei massi di pietra, detti "blocchi esotici"
la cui origine era stata localizzata nel centro del Tibet. Sono
rocce che provengono dalle viscere della terra, sprigionate da una
qualche fessura aperta nella crosta terrestre. Fu allora che Augusto
Gansser si rese conto che al di là del confine , in quel
paese proibito, c'era qualcosa di straordinario, la prova delle
loro supposizioni scientifiche, la linea di congiunzione tra l'Asia
e l'India.
Per una particolare coincidenza passò proprio vicino al loro
accampamento un gruppo di Bothyas (popolazione himalayana) con due
tibetani. Salivano al Monte Kailash a cercare pecore e capre sacre
da portare in India. Gansser ed il suo sherpa stringono subito amicizia
con loro. Il giovane geologo decide allora di unirsi alla piccola
carovana e di entrare nel "Paese Proibito" vestito da
pellegrino, solo i suoi occhi, di un blu profondo potrebbero tradirlo.
Lascia
una lettera al Prof. Heim in cui dichiara di intraprendere questo
viaggio sotto la propria responsabilità e nascosti nelle
tasche gli strumenti essenziali, un martelletto, un altimetro, un
libretto per schizzi e l'inseparabile Leica, parte per una grande
avventura che lo segnerà per tutta la sua vita. Non è
facile per un europeo trasformarsi in un pellegrino tibetano: niente
comodità occidentali,neppure la tenda per difendersi dalle
intemperie nelle gelide notti. Per proteggersi dorme sotto le rocce
cullato dal sibilo del vento che accompagna la monotona cantilena
di un vecchio tibetano che gira il suo mulino di preghiera "om
mani padme hum". La carovana dopo essere passata dal Manasarova
e dal lago Raksas arriva finalmente alle pendici del Kailash. Luogo
sacro per milioni di persone, indù, buddisti, bön....
la montagna da cui nascono tutti i grandi fiumi, dal sacro Gange
al Brahmaputra.
'E proprio ai piedi del Kailash, Gansser scopre numerosi "blocchi
esotici". La loro presenza dimostra che proprio qui si sono scontrati
i due continenti, Asia e India e al nord della linea di sutura troneggia
maestoso il Kailash. Dopo questa importante scoperta geologica Augusto
Gansser decide di proseguire il suo viaggio, come un vero pellegrino
attorno al monte sacro. A nord del Kailash nel monastero di Teripu
Gompa il suo sherpa lo presenta al lama come un pellegrino che viene
da molto lontano.Per regalo ha con se una tazza di bachelite. Ricorda
che incontrò il lama nella penombra di una stanza. Aveva
un viso fine, lo sguardo intelligente che scrutava l'insolito visitatore
e accorgendosi che non era giunto sin lì solo per la geologia,
accettò Augusto Gansser come pellegrino. Gli diede poi alcuni
piccoli regali tra cui una pillola per la "salute eterna"!
Quella sera si abbatté sulla zona una tormenta di neve ed
il giovane esploratore fu deluso di non poter ammirare il Kailash
dal lato nord. Infatti la montagna è spesso nascosta dalle
nubi. Ma la mattina dopo un cielo splendente gli permise di fotografare
la sacra montagna nella sua maestosa bellezza, mentre su di una
terrazza intravvide il lama che come ogni giorno salutava il Kailash
con le sue preghiere .
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Proseguendo il cammino,
passando il Dolma La (La = passo) ad una quota di 5700m, tra la
moltitudine di bandierine della preghiera che svolazzavano al vento,
arrivati ad una certa altezza, Gansser vide su un muretto una particolare
pietra Mani (pietra con inciso il mantra "om mani padme hum")
e ne restò così affascinato che volle raccoglierla
come portafortuna. Immediatamente Palden, lo sherpa, lo implorò
di non toccare quelle pietre. Ma il giovane, sordo alle raccomandazioni
mise la pietra in tasca. Proprio in quell'istante un violento lampo
apparve in cielo e scoppiò un tremendo temporale. Augusto
Gansser è sopravvissuto alla tempesta ed ha portato a casa
sua la pietra portafortuna. Questi ricordi lo commuovono ancora.
Il
Kailash, la montagna sacra per eccellenza che appoggia su del granito,
lÕenorme cono composto da strati-conglomerati orrizzontali che dalla
spinta dei due continenti sono stati solleva'i per 5000 m senza
che si siano in qualche modo mossi, la montagna da cui sgorgano
le sorgenti dei fiumi più importanti dÕAsia,la montagna che
è un luogo d'incontro dei popoli più disparati d'Asia
e d'India, furono per quel giovane esploratore svizzero estremamente
importanti e quando ci ripensa ammette che la particolare energia
di quei posti hanno influenzato tutta la sua vita. Ora al Kailash
arrivano le strade militari costruite dai cinesi. Passano camion,
autobus e la magia del luogo se nÕé in parte andata. Augusto
Gansser ama ricordare la sua montagna com'era allora, quando la
si scopriva lentamente a piedi seguendo i sentieri millenari.
(Francesca Machado e Tashi Albertini)
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